Il postmoderno in pillole – 5

L’accostamento di elementi eterogenei e la sovrapposizione di punti di vista non sono una novità, anzi non lo erano nemmeno per i nostri nonni (per chi ha la fortuna di aver avuto dei nonni alfabetizzati) visto che Picasso e Apollinaire e Cage ecc.ecc.

Tantomeno lo sono per noi, che frequentiamo sistemi inventati e sviluppati da nostri coetanei come lo zapping, il multitasking o i social media.  Ma si tratta di accostamenti e sovrapposizioni in cui normalmente non c’è significato. Lo zapping, il multitasking o una pagina di instagram non ci insegnano di per sé niente di più di quanto non ci sia nei singoli programmi TV, applicativi per computer o foto della pagina.

La modernità del postmoderno è che già cinquant’anni fa, largamente prima che esplodessero i fenomeni di cui sopra, aveva invece messo a punto una tecnologia narrativa per estrarre dall’accostamento di elementi eterogenei un significato emergente. “Emergente” nel senso della teoria della complessità: cioè un significato profondo, nuovo e non facile da prevedere partendo dagli elementi stessi.

È per questo che un romanzo postmoderno può legittimamente tenere insieme, per esempio, Jim Morrison, Werner Von Braun, André The Giant e Napoleone tirando fuori da questa bizzarra convivenza significati che invano si cercherebbero nelle biografie di ciascuno. In questo, il postmoderno resta un paio di iarde davanti alla Information Technology (con tutti i suoi addentellati), e i migliori scrittori postmoderni davanti a tutti gli altri scrittori, che in più di un caso paiono non essersi accorti dell’arrivo del Novecento – figurarsi del Duemila.

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