Il postmoderno in pillole – 6

Diciamolo francamente: il postmoderno è fastidioso.

Com’è la musica sinfonica da quando ha rinunciato all’armonia del canone classico e quindi alla gradevolezza estetica? Fastidiosa.

Com’è la pittura da quando ha rinunciato all’armonia del canone classico e quindi alla gradevolezza estetica? Fastidiosa.

Com’è la letteratura da quando ha rinunciato all’armonia classica e quindi alla gradevolezza estetica? Postmoderna.

Ecco. Gli autori postmoderni, bravi finché si vuole, hanno prodotto esperimenti narrativi, compositivi e linguistici anti-armonici, spesso in prima battuta fastidiosi, che lasciano perplessi e fanno germogliare la domanda: perché dovrei imbarcarmi in un’impresa del genere?

Le ragioni sono due.

La prima ragione è che anche la letteratura va avanti. Una volta che hai visto Piet Mondrian e Roy Lichtenstein e l’action painting, gli impressionisti non ti sembreranno più così attuali: anche se ami Renoir e Jackson Pollock ti fa schifo. Lo stesso se hai ascoltato Cage o Nyman o i Radiohead: che magari non ti piacciono, ma almeno ti rendi conto che i Coldplay non sono poi così avanti. Lo stesso accade con la letteratura postmoderna: è evidente che quello che accade nella vita di tutti i giorni si può sempre raccontare anche con le tecniche classiche; ma ci sono alcune cose che si possono fare – o dire – solo con la tecnologia narrativa postmoderna. Come ci sono cose che si possono fare solo con la fisica quantistica, anche se nella vita di tutti i giorni va benissimo la fisica classica.

Ecco: il postmoderno in letteratura è un ampliamento della tecnologia narrativa classica necessario per dar conto della ricchezza del mondo moderno, come ci sono cose la fisica quantistica è un’estensione della fisica classica (che guarda caso ha rinunciato all’armonia del canone classico).

Ma poi c’è un’altra ragione, ed è che la qualità della letteratura postmoderna è mediamente altissima. Per una semplice ragione di mercato: nessun editore sano di mente pubblicherebbe qualcosa che abbia volontariamente rinunciato al canone classico e alla gradevolezza estetica se quel testo non è suppergiù un capolavoro. Per cui al filtro severissimo degli editori sopravvivono quasi solo i romanzi congegnati meglio, quelli capaci di estrarre dal caos della loro materia significati emergenti nuovi; e in definitiva quelli in cui l’autore soddisfa la nostra richiesta di senso, a prescindere dal fatto che il suo stile ci piaccia o meno.

Per cui fidatevi: il fastidio dopo un po’ passa. Perché siamo animali dotati di intelletto, e il piacere della comprensione supera sempre il piacere estetico.

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